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Recensione The Premiere cosi Samsung porta il cinema a casa tua

Recensione The Premiere: così Samsung porta il cinema a casa tua

Con la serie The Premiere, Samsung è tornata alla videoproiezione consumer, con la sua interpretazione del concetto di “laser TV”, formula già portata sul mercato da qualche anno dall’eterna rivale LG e con molta più determinazione da Hisense. Samsung questa volta arriva dopo, ma con l’ambizione di creare uno dei prodotti di punta di questa particolare categoria. Nella sua essenza fondamentale, The Premiere è un videoproiettore con ottica a tiro ultra corto, capace cioè di proiettare un’immagine di grande formato a ridottissima distanza dallo schermo: ciò consente di ribaltare il classico stereotipo del proiettore ingombrante da installare a soffitto alle spalle del divano con tutte le complicazioni del caso, sostituendolo con un prodotto che va occupare lo stesso spazio dove normalmente posizioneremmo un TV, a ridosso di una parete che può anche fare da schermo. Con questo semplice cambio di paradigma si può dotare il proiettore anche di una soundbar per dare voce alle immagini e integrando anche il sintonizzatore e una piattaforma di smart TV ecco che le differenze come esperienza d’uso rispetto ad un normale televisore si fanno sempre più sfumate. Samsung ha realizzato due modelli di The Premiere, LSP7 adatto a immagini fino a 120 pollici (2200 ANSI lumen di picco), “lampada” a singolo laser e audio stereo da 30 Watt ed LSP9, per una dimensione di proiezione fino a 130 pollici (2800 ANSI lumen di picco), sorgente triplo laser e sistema audio 4.2 da 40 Watt. Abbiamo provato quest’ultimo, il modello top di gamma che ha un prezzo di 6500 euro, ma che promette di addirittura superare lo spazio colore BT.2020.

Così il proiettore diventa da intralcio a oggetto di arredo

A sentire parlare di videoproiettore, il consumatore medio pensa ad un “catafalco” da appendere al soffitto, difficilmente integrabile con il design della propria sala, e non ha tutti i torti: se questa categoria di prodotto ha faticato a guadagnare significative quote di mercato, in gran parte è dovuto proprio alle problematiche legate all’installazione a soffitto. Samsung da questo punto di vista ha lavorato molto bene nel cercare di creare un prodotto che potesse integrarsi bene in ambiente: The Premiere è interamente bianco e caratterizzato da linee curve e sinuose.

Il design sembra essere ispirato più al CineBeam di LG (non distribuito in Italia) che al Laser TV di Hisense, ma è superiore a entrambi nel voler essere il meno invadente possibile. Tutto il “frontale”, se così possiamo definire il lato rivolto verso lo spettatore, è ricoperto dalla piacevole griglia grigia in tessuto che nasconde il sistema audio. Stiamo parlando comunque di un oggetto dalle dimensioni importanti, largo 55 cm e profondo 36, ma alto solo 14 cm, con un peso di 11,5 kg. Sotto la griglia frontale trova posto un sistema audio composto da due woofer, due tweeter, più due acoustic beam, tipologia di driver già utilizzati da Samsung sulle sue soundbar per ricreare un effetto di virtual surround in altezza, con un formato a barra caratterizzata da 22 piccoli fori che permettono di allargare il fronte sonoro e di aumentare la percezione che il suono provenga dallo schermo.

L’installazione avviene semplicemente posizionando il proiettore a ridosso della parete o schermo (bastano 11 cm per arrivare già a 100 pollici di diagonale, 25 per raggiungere la dimensione massima di 130 pollici) e regolando manualmente l’allineamento orientando l’unità rispetto al piano di proiezione. The Premiere non offre nulla di sofisticato in questo senso per guidare l’utente. Il prodotto è dotato solo di due piedini posteriori per regolare l’assetto e l’ottica è naturalmente fissa. Anche il software di sistema, a parte qualche suggerimento, non offre alcuna procedura per guidare l’installazione e offre giusto una schermata di test per controllare allineamento e fuoco. Il problema principale delle ottiche ultra corte è il mantenimento del fuoco su tutto il piano, specie nei punti più lontano dell’ottica, ma la correzione offerta dal Samsung è molto buona, a parte un po’ di inevitabile aberrazione cromatica visibile però solo avvicinandosi molto allo schermo. L’unico strumento a disposizione per la regolazione dell’installazione è il Keystone digitale che come sempre è meglio evitare di utilizzare per evitare di introdurre artefatti nelle immagini, ma che in questo caso può tornare utile per correggere imperfezioni geometriche nel caso si decidesse di proiettare l’immagine su una parete nuda di casa. Il proiettore è di tipo laser e lo scattering tipico di questa sorgente, insieme all’angolo di proiezione, mette ben in evidenza la minima imperfezione della superficie, per cui se le pareti non sono perfettamente rase, meglio utilizzare uno schermo, possibilmente di tipo ALR per ridurre l’effetto della luce ambiente.

Le connessioni sono sul retro, non abbondanti, ma con quello che serve oggi giorno. Unica assenza lo slot per moduli common interface che rende poco fruibile il tuner sat.

Le connessioni sono tutte sul retro e includono tre ingressi HDMI 2.0 di cui uno eARC, uscita digitale ottica, una porta USB, ethernet e terminale di antenna terrestre e satellitare. The Premiere è dotato sia di tuner DVB-T2 che DVB-S2, ma non integra lo slot common interface per cui non può accedere ai canali della piattaforma italiana satellitare tivùsat. Non mancano naturalmente la connettività Wi-Fi e Bluetooth. Il proiettore supporta i contenuti HDR, anche da sorgenti HDMI, e come tutti i TV Samsung supporta i formati HDR10, HLG, più naturalmente i metadati dinamici dell’HDR10+, formato sviluppato dalla stessa Samsung.

Tre Laser ma un singolo chip DLP

Il modello di The Premiere LSPT9 è basato su sorgente luminosa a triplo laser, ciò significa cioè che c’è un laser allo stato solido per ciascun colore primario, tecnologia che consente al proiettore Samsung di avere un gamut molto esteso in grado di coprire l’intero spazio colore BT.2020 (circa il 93% secondo le nostre misure di laboratorio), che specifica primari monocromatici ai bordi del diagramma CIE. L’unica tecnologia oggi esistente in grado di raggiungere questo risultato è proprio il laser. La modulazione della luce avviene invece tramite la tecnologia DLP, con un singolo chip DMD da 0,66” e risoluzione nativa di 2716 x 1528 pixel. Il chip di Texas Instruments implementa però il sistema di pixel shifting XPR che permette al proiettore di raggiungere una risoluzione di 3840×2160 pixel traslando la matrice diagonalmente avanti e indietro, per produrre un video in 4K.

Un’immagine bianca ripresa con otturatore elettronico ad alta velocità: si vede distintamente come avviene la scansione dell’immagine colore per colore.

Il fatto che l’engine ottico utilizzi un laser per ciascuna componente colore, significa anche che il proiettore non necessita di una ruota colore, che usualmente può provocare il cosiddetto effetto rainbow in alcuni soggetti. In realtà, l’engine ottico del Premiere non mette totalmente al riparo da questo effetto: poiché viene impiegato un singolo chip DMD, il proiettore utilizza una sorta di scansione per riprodurre l’immagine a colori, alternando ad altissima frequenza i tre laser. È la nostra retina ad “integrare” il risultato dandoci l’illusione di un video a colori in 4K e in alcune particolari situazioni alcune persone riescono a percepire i flash colorati. L’utilizzo inoltre di una sorgente “fredda” come il laser, consente di ridurre la necessità di un potente sistema di ventilazione, fattore che insieme all’assenza di ruota colore permette di mantenere la rumorosità complessiva di The Premiere sui 32 dB. I laser impiegati da Samsung hanno una durata di targa di 20.000 ore. Parlando di luminosità, le specifiche parlano di 2800 ANSI lumen.

Come uno smart TV

Samsung ha dotato The Premiere essenzialmente delle stesse funzionalità della sua gamma di smart TV. Ritroviamo dunque la piattaforma Tizen e la stessa interfaccia grafica che abbiamo imparato a conoscere sugli ultimi modelli di TV Samsung: l’ecosistema di applicazioni è il medesimo, così come le funzionalità di base, menù delle impostazioni, gestione canali TV, guida ai programmi e contenuti raccomandati, assistenti vocali Amazon Alexa e Samsung Bixby, compatibilità con AirPlay 2.

Le novità specifiche introdotte per The Premiere si riducono essenzialmente ad un sottomenù apposito dedicato alle impostazioni base del videoproiettore e ad alcune semplificazioni per le regolazioni audio e video. Rispetto alla gamma QLED non ritroviamo qui le funzionalità legate agli algoritmi di intelligenza artificiale, mentre per la sezione audio ci saremmo aspettati qualche regolazione in più oltre all’equalizzatore e a tre modalità pre-impostate (standard, adattativo e amplificato), non accompagnate da molte informazioni.

Sul versante video troviamo in pratica le stesse regolazioni dei televisori QLED. The Premiere offe tre modalità pre-impostate, dynamic, standard e film, a cui si aggiunge il filmmaker mode. Non esistono banchi personalizzati, ma le quattro modalità possono essere modificate, regolando i parametri base, più bilanciamento del bianco, fine tuning di gamma/curva PQ e spazio colore. Rispetto ai televisori, Samsung offre una regolazione massimo a 10 step della scala di grigi, oltre alla classica regolazione della temperatura colore su due punti. The Premiere non ha particolari elaborazioni digitali dell’immagine, fatta eccezione per un filtro digitale per l’accentuazione del contrasto e il sottomenù Picture Clarity (Nitidezza in italiano) dedicato all’interpolazione dei fotogrammi e al filtro di riduzione digitale del rumore. Durante l’utilizzo però ci siamo accorti che il processore non è performante come quello che troviamo sui TV QLED di fascia più alta: l’interfaccia non è così fluida, c’è qualche pausa di troppo prima di rispondere ai comandi e siamo incappati in qualche bug qua e la. Con l’app Apple TV, ad esempio, le bande nere dei film diventano grigio scuro, rimanendo leggermente più chiare del contenuto. Nulla comunque che non dovrebbe essere difficile da risolvere con un aggiornamento del software.

Davvero a suo agio con il cinema

Le modalità dynamic e standard utilizzano lo spazio colore nativo del proiettore per tutti i tipi di contenuto e utilizzano una temperatura colore più fredda per “pompare” al massimo la brillantezza delle immagini, al fine di garantire una maggiore visibilità anche con sala non oscurata. Con i suoi 2800 ANSI lumen di flusso luminoso, infatti, The Premiere permette di avere immagini ben visibili anche senza controllo della luce ambientale. Chiaramente non bisogna aspettarsi lo stesso livello di contrasto di un televisore, specie se si proietta su parete o un normale telo di proiezione bianco. L’elevata saturazione dei colori di The Premiere in queste modalità consente di compensare un poco l’effetto slavato dato dalla luce ambientale e per la visione “non impegnata” di programmi TV la resa è dignitosa. Sicuramente si può migliorare ulteriormente i risultati abbinando The Premiere ad un telo ALR, in modo da ridurre l’impatto della luce ambientale e aumentare significativamente il rapporto di contrasto delle immagini. A patto di tralasciare contrasto e fedeltà cromatica in questa modalità, la notizia è che The Premiere può essere utilizzato per la visione anche con ambiente illuminato, con una buona intelligibilità delle immagini.

Ma il meglio The Premiere lo dà chiaramente abbassando le luci della sala in “assetto” home cinema. Dobbiamo dire che sia con il preset film che filmmaker mode, The Premier restituisce un’immagine visibilmente “rossa”, carattere che si corregge molto facilmente già con i controlli del bilanciamento del bianco a due punti. Sistemato questo aspetto, il proiettore Samsung offre un’immagine di tutto rispetto che colpisce subito per la sua luminosità. Il livello del nero dobbiamo dire non è bassissimo, ma il rapporto di contrasto è senza dubbio ottimo nella maggior parte delle situazioni. L’immagine è calda, compatta e molto cinematografica. Con contenuti Ultra HD manca forse un po’ di incisività e di sensazione netta di dettaglio e di salto qualitativo rispetto ai contenuti full HD, ma considerando il tipo di ottica e la resa uniforme su tutto lo schermo il risultato ottenuto con The Premiere è davvero molto buono. L’upscaling ci è parso di buona qualità, anche con i programmi televisivi, con contorni puliti ed effetti di alias sotto controllo: anche qui, manca un po’ di incisività, con un’impostazione fin troppo morbida, ma la resa è convincente. Visualizzando un test pattern apposito, comunque è possibile accorgersi come in realtà il sistema XPR non è in grado di risolvere fino in fondo tutte le 3840 linee dei contenuti Ultra HD. La visione di contenuti in formato HDR rivela da una parte un’ottimo livello di contrasto. Pur non essendo chiaramente paragonabile per luminosità ad un televisore, The Premiere è in grado di riprodurre i contenuti HDR mantenendo un buon livello di dettaglio sulle alte luci e la sensazione di ampia gamma dinamica. I limiti maggiori si hanno sulle basse luci per tre motivi. Da una parte, come abbiamo già accennato, il livello del nero è quello tipico dei proiettori DLP senza particolari stratagemmi (come un iris dinamico), quindi con un grigio molto scuro, ma pur sempre grigio. In secondo luogo con i contenuti HDR10 e HDR10+ abbiamo notato una decisa chiusura delle basse luci che porta ad annegare le ombre con conseguente perdita del dettaglio. Si può rimediare agilmente alla situazione con l’apposito controllo nel menù delle impostazioni, ma riportando alla luce i dettagli sulle ombre si alza anche ulteriormente il livello del nero a leggero scapito della dinamica complessiva dell’immagine. Infine abbiamo notato una decisa perdita di saturazione delle immagini a bassi livelli di luminosità, tanto da apparire quasi monocromatiche. Complessivamente il risultato è che mentre nelle scene più luminose la resa è davvero cinematografica e convincente, in quelle più buie il quadro si fa meno appagante e un po’ “scialbo”.

Il tone mapping eseguito dal Premiere. Sullo schermo utilizzato per la prova abbiamo registrato una luminosità di picco di circa 235 nits. Il proiettore inizia a comprimere la dinamica molto prima per preservare i dettagli sulle alte luci. Da notare nel grafico normalizzato “il piede” data dall’elevato livello del nero.

Parlando di colori, The Premiere con il suo ampio gamut nativo è in grado di offrire toni estremamente saturi, ma al tempo stesso sa mantenere il pieno controllo quando serve, offrendo incarnati naturali (seppure ancora leggermente un filo virati verso il rosso) e una resa convincente anche di mezzi toni e colori pastello. In questo senso, da Blade Runner 2048 a Tales From the Loop, passando per contenuti estremamente dinamici come la serie Altered Carbon, The Premiere ha sempre dimostrato di rendere la fotografia in modo convincente. Il tone mapping del proiettore per forza di cose, per mantenere la visibilità dei dettagli sui livelli più alti della curva PQ abbassa in modo sensibile la luminosità media dei contenuti, con il risultato che i contenuti con range dinamico standard appaiono mediamente più luminosi. Tra l’altro in questo caso non si assiste alla stessa chiusura sulle basse luci che abbiamo riscontrato con l’HDR, il che rende paradossalmente l’immagine tutto sommato più equilibrata e incisiva. Una nota sulle impostazioni dello spazio colore. Se nelle modalità dinamica e standard The Premiere utilizza lo spazio colore nativo, prossimo al BT.2020, in modalità film il proiettore passa automaticamente al BT.709 o DCI-P3 a seconda che il contenuto sia standard o HDR e non allo spazio BT.2020. Nei formati HDR10 e HDR10+ i contenuti sono masterizzati utilizzando lo spazio colore BT.2020 e anche se nella stragrande maggioranza dei casi in fase di grading ci si limita a restare entro i confini dello spazio DCI-P3, esistono contenuti che sfruttano le potenzialità del più ampio BT.2020. L’unico modo per poter visualizzare l’intero gamut da quello che abbiamo visto è forzare manualmente l’utilizzo dello spazio colore nativo da menù delle impostazioni video.

Il telecomando in dotazione è del tutto simile a quello dei TV QLED e degli altri schermi della gamma lifestyle di Samsung.

Molto interessante la resa del sistema audio integrato di The Premiere, che ci ha convinti soprattutto dal punto di vista della pressione sonora, più che adeguata, e della risposta in frequenza. I dialoghi in particolari godono di un’ottima profondità, ma anche di dettaglio, con una resa paragonabile quasi ad un diffusore centrale dedicato. Quello che non ci ha particolarmente convinti è invece l’apertura del fronte sonoro. Il sistema audio infatti centra l’obiettivo di far percepire il suono come proveniente dallo schermo, ma il fronte sonoro non ci è parso particolarmente ampio, con una certa difficoltà da parte delle colonne sonore dei film di staccarsi dal centro dello schermo per avvolgerci, una mancanza che diventa lampante facendo un rapido confronto con la soundbar Arc di Sonos installata nella nostra sala prove. La resa audio di The Premiere è sicuramente superiore a quella ad esempio di un normale TV, ma gli manca qualcosa a nostro avviso per essere davvero all’altezza di un home cinema, bassi profondi e un fronte sonoro più ampio. Con i momenti più concitati delle colonne sonore si avverte anche una certa compressione della dinamica e un ulteriore collasso della scena sonora verso il centro.

Fonte: https://www.dday.it/redazione/38955/the-premiere-samsung-prova-review