LA MIGLIORE STRATEGIA PER OTTENERE RISULTATI REALI

Le stragi di massa negli Stati Uniti non si fermeranno con Biden

Le stragi di massa negli Stati Uniti non si fermeranno con Biden

Atlanta e Boulder, in Colorado, inaugurano la triste stagione dei “mass murder” sotto la nuova presidenza: al netto dei moventi, e della tossica eredità di Trump, serve coraggio per uscire dal vicolo cieco di una guerra combattuta mescolando libertà e incontrollata diffusione delle armi

Cambiano i presidenti, non cambia l’America profonda. Il 16 marzo un uomo di 21 anni, Robert Aaron Long, ha attaccato tre centri estetici in un sobborgo di Atlanta, capitale della Georgia, uccidendo otto persone fra cui sette donne di cui sei di origine asiatica. Ieri a Boulder, in Colorado, un’altra strage: decine di colpi con un fucile d’assalto forse Ar-15 al King Soopers di Table Mesa Drive, zona residenziale nella parte meridionale della città. Il bilancio dice dieci morti ma poteva andare molto peggio. Colorado significa, fra l’altro, Columbine (1999, 13 morti, 15 inclusi i due killer della scuola Eric Harris e Dylan Klebold) e Aurora, durante la prima del film Il cavaliere oscuro al multisala Century 16 Movie Theater (2012, 12 morti per mano di James Holmes).

Nel primo caso sembra aggiungersi un elemento razziale molto forte, che per combinazione era stato anticipato pochi giorni prima degli attentati da un pezzo del Washington Post intitolato: “L’aumento delle aggressioni contro gli asiatici-americani merita attenzione e risposte rapide”. Se il massacro di Atlanta resta ovviamente da chiarire e anzi il movente razziale sembrerebbe escluso (ma è complesso entrare nella testa di un assassino, bisognerà capire cosa ne verrà fuori) un recente rapporto del Centro contro l’odio verso gli asiatici e le persone originarie del Pacifico – ricorda Internazionale riprendendo France Inter – censiva 3.800 episodi contro questa comunità dall’inizio della pandemia, eredità evidente della narrazione sulla “chinese flu”, l’influenza cinese, o del “China virus”, come Donald Trump ha a lungo definito la pandemia da Sars-CoV-2 e la Covid-19. Senza contare il continuo braccio di ferro con la Repubblica popolare.

Da Black Lives Matter al sostegno al suo elettorato più estremista nel caso dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio scorso passando appunto per la sinofobia e, ancora prima, per il suo totale supporto ai neonazisti e suprematisti bianchi (chi si ricorda Charlottesville, era il 2017) Trump ha da una parte continuato ad allargare le distanze fra diversi pezzi della società statunitense accarezzando le frange più pericolose (“Proud Boys, Stand Back and Stand By”) e, dall’altra, ideato nuovi stereotipi (o innestato nuove sfumature su vecchi pregiudizi) per tenere sempre molto alto il livello dello scontro, unico contesto nel quale la sua (in)azione di governo potesse provare a passare all’incasso. Il lavoro di Biden – che è volato ad Atlanta – sarà lungo e complicato: “Il silenzio è complicità, non possiamo essere complici. Dobbiamo parlare, dobbiamo agire” ha detto il presidente in un discorso all’Emory University, spingendo gli americani a combattere quella che ha definito una “rinascita della xenofobia“.

Ma la xenofobia non è mai scomparsa ed è stata al contrario la benzina del suo predecessore. Così come, più in generale, l’equivoco della libertà, scritto nel secondo emendamento della Costituzione statunitense, con quello delle armi. Basti rispolverare un caso emblematico: nel 2018, dopo l’ennesima strage scolastica (quella volta a Parkland, in Florida, uno dei più gravi della storia con 17 morti per opera di Nikolas Cruz) l’ex presidente propose di armare gli insegnanti, dopo un’apposita formazione. Per anni la strada è stata questa: parlare sempre e comunque ai suoi mentre consolava le vittime. Ribaltare la prospettiva secondo cui più armi non significa più stragi ma, appunto, meno stragi (tagliando intanto i fondi ai sistemi di controllo federali). Come se di armi, fra l’altro, negli Stati Uniti non ce ne fossero già a sufficienza in giro: le stime parlano di 265 milioni di pezzi in mano a privati, in media più di un’arma a testa se si contano solo gli americani adulti e senza considerare le forze dell’ordine e l’esercito. Mentre i possessori reali sono 55 milioni. Numeri senz’altro da rivedere al rialzo: lo scorso anno, all’inizio della pandemia, il mercato ha registrato un ulteriore boom, seguito da un altro aumento prima delle ultime elezioni presidenziali.

Il bilancio? Nel 2020, secondo l’Fbi, c’è stato un vero record: quasi 40 milioni di armi acquistate legalmente, a cui si aggiungono altri 4,1 milioni di pezzi solo lo scorso gennaio, con un picco di +60%, il mese più roseo per chi vende pistole e fucili dal 1998. I primi acquirenti, cioè gente che non aveva mai preso in mano una pistola, sono stati ben 5 milioni. Se continua con questo ritmo, le vendite potrebbero toccare la soglia dei 50 milioni nel corso del 2021.

Al di là delle radici razziali, xenofobe, suprematiste, di genere, misogine o di altro tipo – su cui ovviamente occorre lavorare e su cui moltissimo si è indagato sia giornalisticamente che a livello accademico ma anche al cinema nella letteratura nella musica – il problema di fondo rimane uno: la possibilità di passare dalle folli parole ai sanguinosi fatti con la semplicità di un acquisto comune e altrove nel mondo praticamente impossibile (difficile dimenticare, in Bowling a Columbine, Michael Moore che esce dalla banca dove ha appena aperto un conto con un fucili in omaggio).

I “mass murder” sono un carattere tipico del paese a prescindere da chi sieda alla Casa Bianca. Per rimanere solo agli ultimi tre inquilini, abbiamo – pescando a caso in modo raggelante – i 26 morti alla scuola elementare Sandy Hook di Newtown, in Connecticut, forse una delle più sconvolgenti (venti erano bambini fra i sei e i sette anni), sotto Obama; i casi di Virginia Beach o Thousand Oaks, oltre a quelli già citati, sotto Trump; e gli ultimi nei primi due mesi di Biden.

Follia, violenza più o meno alimentata e fomentata, terrorismo, crimine comune lasciano a terra ogni anno centinaia di persone e migliaia di feriti, in una guerra che gli Stati Uniti combattono anzitutto contro se stessi. Non che altrove non accada ma sarebbero in gran parte evitabili regolamentando in modo più rigoroso il mercato delle armi. Biden aveva fatto riferimento alla “lotta alle armi” proprio un anno fa, in piena campagna delle primarie, per salvare il paese da Trump. Poi è tornato sul punto a febbraio, annunciando delle riforme per limitarne la diffusione. “Non aspetteremo la prossima strage: bisogna agire subito“. Intanto, di stragi, ce ne sono state almeno altre due.

Fonte: https://www.wired.it/attualita/politica/2021/03/23/strage-colorado-boulder-usa/